Vassy, il Dragone e gli Elementi, ovvero La Nascita di Terni
Adelaide Nascetti
Vassilissa stava mescolando nel calderone le pozioni e recitando le formule suggerite dal suo sacro grimorio. Era cambiata la fase lunare e lei lo percepiva attraverso le bollicine iridescenti che uscivano dalle minuscole bocche della fauna marina. Sì, perché la sacerdotessa del mare viveva da tempo immemore negli abissi. Intorno a lei sempre e solo acqua. Ma, ultimamente, nel suo mondo onirico venivano a trovarla delle strane presenze che le lasciavano dei messaggi criptici e ne era totalmente ammaliata. Erano simili a sogni profetici, quindi si era messa al lavoro e cercava di decifrare quei codici. Qualcosa si stava risvegliando in lei. E, aiutata da rituali e incantesimi che aveva collezionato nel tempo, tentava di canalizzare le sue energie con quelle cosmiche per trasformare la sua realtà e l’obiettivo era quello di riuscire a spostare una gigantesca pietra rimasta imprigionata nei fondali marini.
Un bellissimo giorno, appena alzata dalla bolla d’acqua nella quale riusciva a sopravvivere – quale fu la sua sorpresa! – l’enorme masso pietroso era davanti ai suoi occhi e si stava sollevando piuttosto velocemente stagliandosi verso la superficie dell’infinita distesa d’acqua. Nel frattempo, come ad una vasca quando si toglie il tappo, il livello del mare gradualmente andava diminuendo, la roccia saliva sempre di più e, ancora più spettacolare, da essa usciva un flusso di liquido spumeggiante. Intanto il mare lasciava posto a qualcosa somigliante a terra, più che altro era melma, fango, ma si stava gradualmente trasformando in zolle più dense. Vassy ammirava estasiata la magia che era uscita dalle sue mani, dai suoi pensieri… Ma, come in tutte le storie che si rispettino, non poteva mancare il mostro cattivo, che potrebbe apparire tale ad una prima e fugace analisi, ma per la legge della complementarietà era un punto cardine e sarebbe stato uno dei protagonisti principali. Si trattava di un colossale dragone grigio-verde che si era risvegliato da un lungo sonno e aveva lingue di fuoco che indirizzava ai quattro punti cardinali bloccando delle porte che da questi erano custodite. Cosa fare? Il fuoco non si doveva distruggere, ma si doveva trovare il modo di conquistare l’enorme bestione.
Vassilissa prese la sua magica sfera e armata di coraggio per la prima volta uscì dalla sua bolla e si presentò al cospetto del drago. Lui per tutta risposta le fece una gran linguaccia… e per fortuna una sola…! Ma lei era preparata per quell’evento e si era protetta con un isolante a prova di fuoco. La reazione della belva fu quella di grande stupore, ma poi la rabbia prese presto il suo posto: continuò a sputare fuoco e questa volta da tutte e quattro le lingue, ma non riusciva ad ottenere nulla.
La sacerdotessa nel frattempo aveva aperto la sua sfera e aveva imprigionato tutto quel materiale prezioso che presto sarebbe servito non alla distruzione, ma al compimento di una Grande Opera. Le porte finalmente erano state liberate e si sentivano dei rumori provenire dall’interno: si aprirono e… dall’Est uscì una meravigliosa araba fenice, le sue piume erano le più spettacolari e i colori che emanavano formavano un emozionante arazzo. Dal Sud comparve un bellissimo esemplare di femmina di drago ed inutile dire che il nostro amico capitolò e mise la testa a posto. Dall’Ovest uscì un gruppo di strani esseri simili agli umani, ma di una corporeità molto fine e di colore rosso. Infine, dalla porta del Nord ecco arrivare delle piccole sfere che pareva si rincorressero e si univano e separavano continuamente. Carbonio e ferro era la loro composizione.
A questo punto non restava che fare incontrare tutti questi elementi, ma mancava un quinto ingrediente, lo spirito che albergava nell’intento della nostra amica Vassy. Quindi, ripreso il calderone, cominciò le sue invocazioni e ne scaturì una colla che avrebbe dovuto legare il contenuto delle Quattro Direzioni. Le piume colorate dell’araba fenice, risorta dalle sue ceneri, rappresentavano l’elemento aria, corrispondente alla direzione dell’oriente dove sorge il sole e quindi le idee, i pensieri, la creatività ancora caotica ma pronta per essere inglobata. La dragoncella del Sud rappresentava il coraggio, la passione, l’entusiasmo e, unendosi al nostro dragone, avrebbe equilibrato i suoi istinti più aggressivi. Gli strani omuncoli dell’Ovest, rossi e gelatinosi, erano degni rappresentanti del settore emozionale, quindi erano ancora solo cuore e sangue, e avevano bisogno di energia, pensiero e pesantezza corporea. Gli oggetti sferoidi del settentrione rappresentavano la concretezza, il lato materiale e in questo caso specifico le molecole in questione, legate insieme, rappresentavano l’acciaio, il protagonista che avrebbe donato vita a questa Terra appena nata.